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"... sì, ma per voi, cosa è la terra?".
E' qui che Roy ha compiuto il miracolo, perché la risposta ha perforato le barriere linguistiche della doppia traduzione (gwi-inglese e inglese-italiano) e mi è piovuta addosso come gli scrosci improvvisi che ieri infradiciavano Roma intrufolandosi perfino sotto gli affidabili ripari dei cornicioni dei palazzi bene.
Fra i tipici schiocchi della sua lingua madre, Roy mi ha dato la possibilità di scorgere dove albergano forza e dedizione, coraggio e misura, perseveranza e benevolenza.
Il suo sorriso e lo sguardo sottile dei suoi occhi non mi hanno lasciato scampo:
“Terra è il luogo in cui siamo sempre vissuti. Terra è cibo. Terra è il posto in cui seppelliamo i nostri morti”.
E’ bastato tendere le pieghe familiari dell’esistenza, rovistare nelle tasche del quotidiano per avere, lampante, la chiave: apparteniamo ciascuno ad un luogo e ogni luogo ci appartiene.
Trascurare questo vincolo è già compiere un passo verso la sua perdita.
E perdere la propria terra equivale a perdere se stessi.
Partiamo da una delle ragione principali per cui Roy Sesana è in Italia: sensibilizzare il governo italiano a ratificare la ILO 169, fondamentale legge internazionale che riconosce ai popoli tribali:
(Per aderire alla campagna promossa da Survival e Roy Sesana, vi invito a compilare e spedire, secondo le modalità qui appresso suggerite, le lettere con cui si chiede, tra gli altri al Ministro degli Esteri, la ratifica della 169.)
Ratificare la 169 significherebbe adottare un forte strumento di pressione nei confronti di numerose società italiane operanti nelle terre dei popoli indigeni, obbligandole ad attenersi ai suoi principi. Questa la ragione principale per cui la 169, finora, è stata adottata soltanto da una trentina di paesi al mondo di cui, solo quattro (Olanda, Norvegia, Danimarca e, recentemente, Spagna) appartenenti alla UE.
Il direttore generale di Survival International, Stephen Corry, è stato chiaro nell’esporre le ragioni di questi ritardi: troppi soldi in gioco.
Il tema del business è stato alla base di tutta la conferenza stampa: dagli interessi della De Beers nella CKGR, alla shining democracy del Botswana sbandierata ai quattro venti fino all’indifferenza interessata da parte della UE o della Gran Bretagna.
A tutti è parso lampante il filo conduttore del dio denaro.
Se ancora non fosse chiaro, è in suo nome che si calpestano diritti ed esistenze.
La stessa Gran Bretagna del liberale Tony Blair ha a suo tempo posto una sorta di veto al governo del Botswana: cacciate i boscimani dalla riserva o i fondi stanziati per i vostri affari rimarranno chiusi a chiave nel cassetto della camera da letto di her majesty the queen.
Ma andiamo per gradi e torniamo al secondo motivo per cui Roy Sesana si trova in Italia: ringraziare chi ha permesso la straordinaria vittoria giudiziaria del Dicembre 2006 contro gli sfratti forzati operati dal governo del Botswana.
Quella sentenza rappresenta una pietra miliare per tutti i popoli tribali del pianeta: decretando il diritto per i Boscimani di cacciare e raccogliere liberamente nella riserva, senza dover chiedere il permesso di entrarvi, la corte del Botswana ha di fatto riconosciuto l’appartenenza di un luogo alle persone che da sempre lo abitano.
Corry ha anche citato questo esempio: “... i romani vivono sulla terra dei loro padri, quella che fu l’Antica e osannata Roma degli Imperatori da circa 3000. I Boscimani vivono nel Kalahari da qualcosa come 30.000 anni…”.
Eppure c’è stato qualcuno che, per nome e per conto del dio denaro, ha tentato in ogni modo di cancellare 30.000 anni di simbiosi territoriale e culturale.
Certo, si tratta di una sentenza che, seppure fondamentale, non è risolutiva. Per esempio i giudici hanno stabilito che il governo non avrà l'obbligo di fornire servizi e assistenza ai Boscimani che vorranno vivere nella riserva e che, soltanto coloro i quali hanno intentato la causa, sono autorizzati a rientrare (con loro anche mogli e figli).
Attualmente sono solo 200 i boscimani tornati sulle loro terre.
A questi, le guardie hanno impedito l’ingresso con le capre perché ritenute potenziali veicolo di infezioni per la flora e la fauna del parco… poi si dice della shining democracy del Botswana.
Sì, perché il Botswana viene venduto all’estero come fra gli stati democraticamente più avanzati dell’Africa. E il peggio è che all’estero ci credono.
Esempi “fulgidi” di comunicazione
D’altronde la De Beers, mi è sembrato di intuire, non ha mai negato di aver formato e finanziato gli uffici di propaganda del governo del Botswana.
Troppo semplice mostrare il tornaconto per la multinazionale dei diamanti, no?
Già, la De Beers.
Quando sondarono il terreno all’interno della CKGR e scoprirono uno dei più grossi giacimenti di diamanti sulla faccia della terra, restava un piccolo, ininfluente dettaglio per garantirsene lo sfruttamento: i Boscimani appunto.
Non che un branco di pastori potessero rappresentare un problema per i diamanti della De Beers, però sarebbe stato bene disfarsene, e presto.
Così cominciarono con la pressione sul governo del presidente Mongae: persuasione di un mondo civilizzato che aspettava questi poveri diseredati dell’età della pietra a braccia aperte, con case nuove, con acqua potabile, cibo e quanto altro.
Poi, di fronte al rifiuto netto dei bushmen, la mano si fece più pesante e il governo, intimorito dal possibile mancato investimento della De Beers, cominciò con le violenze, le deportazioni, gli arresti.
Una delle popolazioni più pacifiche e indifese dell’intero globo si trovò a dover contrastare una multinazionale ricchissima e un governo fantoccio che ne era il braccio armato.
Ma talvolta la storia è fatta per essere disattesa e così è successo, grazie a Survival, grazie a Roy Sesana, grazie a quella gente.
E’ bello sentirsi per una volta in pace con il mondo...


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